Livello completato: 5 elementi per una seduta miofunzionale efficace!
Ogni paziente è un protagonista. Ogni terapia è un livello. Ma come rendere la seduta di terapia miofunzionale efficace?
Gaming per una terapia miofunzionale efficace
Ecco, il mondo delle sedute miofunzionali può essere visto come un videogioco: strutturato, motivante e mai noioso. Se c’è una cosa che ho imparato negli anni, è che le sedute, per essere davvero efficaci, hanno bisogno di logica, struttura e ritmo narrativo. Ma diventano ancora più efficienti quando c’è uno scopo comune, una missione da compiere, ostacoli da superare, feedback da elaborare, premi da conquistare e — ovviamente — livelli da completare.
I miei consigli per strutturare una seduta di terapia miofunzionale efficace
Oggi voglio raccontare i 5 elementi fondamentali che cerco di inserire in ogni mia seduta. Sono ciò che rende la riabilitazione miofunzionale efficace e coinvolgente per i più piccoli… ma anche per i più grandi!
1. Il Diario del Giocatore (alias Diario Clinico)
Ogni avventura inizia con un
“C’era una volta”
Per una seduta di terapia miofunzionale efficace, possiamo iniziare con un format di diario clinico.
Non è (solo) un documento. È il tabellone dei punteggi, la mappa del cammino. Tiene traccia di cosa è stato fatto, come, e cosa è successo “fuori dallo schermo” — cioè a casa. È uno strumento prezioso per noi clinici (anche ai fini legali), ma soprattutto è utile per monitorare l’andamento della terapia, per vedere i progressi, riflettere sulle difficoltà e condividere il percorso con il paziente. Per questo, ho creato un modello semplice ma funzionale, che uso ogni giorno in studio. E ho deciso di condividerlo con voi. Puoi scaricarlo gratuitamente dal mio sito, cliccando qui!
Il diario è un modo per tenere traccia delle vostre avventure superate insieme.
2. Riepilogo delle “puntate precedenti”
Grazie al diario, possiamo iniziare ogni seduta con un bel:
“Nelle puntate precedenti…”
Un piccolo gesto che dà continuità al percorso, rafforza l’alleanza terapeutica e aiuta il paziente a capire il valore del lavoro svolto a casa. Piccolo consiglio per aumentare la motivazione:
“Grazie agli allenamenti della settimana scorsa, oggi possiamo passare alla mossa successiva!”
Semplice, ma potente. È come sbloccare un nuovo livello grazie all’esperienza accumulata.
3. La Progressione: ogni livello un po’ più difficile
In un videogioco non si affronta il personaggio “Super cattivo” al primo livello.
Nella terapia miofunzionale, vale lo stesso principio: serve progressione.
Partiamo dagli obiettivi della relazione di valutazione, ma costruiamo il percorso un passo alla volta, calibrando ogni attività per essere sfidante ma accessibile. Lavoriamo nella famosa zona di sviluppo prossimale, come ci insegna Vygotskij: qui ti lascio un articolo del 2019 che prende in considerazione le sue teorie sotto diverse prospettive.
Questo permette al paziente di:
- sentirsi più forte
- vedere i suoi progressi
- restare motivato
E se qualcosa si blocca?
A volte anche l’aiutante ha bisogno di aiuto. Una supervisione può offrire nuove prospettive e strategie, evitando di procedere per tentativi e aiutando sbloccare risorse che non sono sempre chiare.

4. Oltre la stanza di logopedia, per una terapia miofunzionale efficace
Quante volte ci siamo detti:
“Eh ma il paziente non generalizza…”
Non esiste una soluzione unica, valida per tutti.
Però è importante ricordare che l’obiettivo non è l’esercizio in sé, è l’abitudine.
Dopo aver impostato lo schema motorio e la consapevolezza, la terapia deve entrare nella vita quotidiana. L’allenamento funziona davvero quando smette di essere un compito e diventa stile di vita. Inizia a pensare in termini di occasioni quotidiane, non solo esercizi. La magia accade quando la terapia supera la porta della stanza di logopedia.
5. Preview: spoiler del prossimo livello
Ogni gioco ben fatto ti fa intravedere cosa ti aspetta: un boss da sconfiggere, un potere da sbloccare.
Mi piace chiudere la seduta con una piccola preview:
“La prossima volta ci sarà un esercizio nuovo. Sarà tosto, eh, ma se ti alleni, ci divertiamo a…”
Un piccolo spoiler per:
- tenere viva la motivazione
- creare aspettativa
- rinforzare il senso di progressione
Sì, è una strategia rischiosa. Ma funziona, soprattutto quando il paziente si sente protagonista attivo del suo percorso.
Bonus: Sii il Game Master, non il giudice
Infine, è importante ricordare che l’avventura deve essere divertente anche per noi clinici: ci deve essere passione perché siamo gli aiutanti. Siamo il personaggio con la mappa, quello che sa dove si va e che fa in modo che il viaggio sia coinvolgente, chiaro e significativo.
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Ah, ricordati di scaricare il diario clinico gratuito per iniziare le tue prossime avventure miofunzionali!
E tu?
Hai mai pensato alle tue sedute come a dei livelli di un videogioco?
Che strategie usi per tenere alta la motivazione dei pazienti?
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