Ragionamento clinico e logopedia miofunzionale: la lezione dell’interdisciplinarità
Continua la nostra rubrica “5 lezioni per miglirare il ragionamento clinico nella logopedia miofunzionale”. E oggi ti voglio raccontare di:
Quel giorno in cui ho parlato di logopedia a chi non era logopedista
Qualche tempo fa mi sono trovata davanti a un’aula universitaria molto particolare.
Non erano studenti di Logopedia.
Non erano colleghi Logopedisti.
Erano professionisti della salute orale: odontoiatri e igienisti dentali, che ogni giorno lavorano con le strutture cranio-facciali, come noi logopedisti. Eppure non in ottica funzionale, ma strutturale.
Ero lì per una docenza al Master in Patologia e Medicina Orale dell’Università di Padova.
Quando preparavo quella lezione mi sono fatta una promessa molto precisa.
Non dovevo, e nemmeno volevo, insegnare loro come fare terapia miofunzionale. Non era quello lo scopo.
Avevo in mente due obiettivi:
Il primo:
far comprendere la profondità della riabilitazione delle funzioni orali.
Far capire che dietro ciò che spesso viene percepito come “esercizi per la lingua” esiste in realtà un lavoro complesso, strutturato, profondamente integrato con il resto del sistema.
Il secondo obiettivo l’ho pensato per me e per loro, e lo voglio condividere con te che stai leggendo questo articolo.
Con quelle ore di lezione, con questo Blog, con la newsletter e persino con la pagina Instagram, vorrei far percepire come
la logopedia miofunzionale non è una disciplina isolata.
È una disciplina che vive dentro un sistema di professioni. Ed è proprio lì che il ragionamento clinico cambia.
Le due parole che hanno guidato quella lezione
Per costruire quella lezione ho scelto tre parole che fanno riferimento a due concetti. Due concetti che, nel tempo, sono diventate anche due pilastri del mio modo di pensare la logopedia miofunzionale.
Integrazione e interdisciplinarità consapevole.
Sembrano parole molto utilizzate. Talmente utilizzate che a volte rischiano di perdere significato.
Ma quando inizi davvero a lavorare con altri professionisti, quando osservi il loro modo di valutare, di ragionare, di prendere decisioni cliniche, quelle parole smettono di essere slogan. Diventano strumenti. E cambiano il modo in cui guardi i pazienti.
Integrazione: molto più di una tecnica riabilitativa
Quando parliamo di terapia miofunzionale, spesso il focus cade sugli esercizi. È comprensibile: gli esercizi sono la parte visibile del lavoro. Ma chi lavora davvero in questo ambito sa che il cuore della riabilitazione non è lì. Il cuore è nell’integrazione neuro-senso-motoria delle funzioni orali.
Deglutizione.
Respirazione.
Masticazione.
Postura linguale.
Nessuna di queste funzioni rimane isolata. Sono parte di un sistema. E questo sistema è influenzato da molte variabili: predisposizione genetica nello sviluppo cranio-facciale, abitudini orali, eventi acuti.
Quando inizi a osservare tutto questo insieme, succede una cosa interessante. Capisci che la riabilitazione non è mai solo “la funzione” (spesso lo squilibrio muscolare oro-facciale viene, non sempre correttamente, ridotto a “deglutizione disfunzionale” o) o “la struttura” (vedi, spinta linguale).
È sempre presente la relazione tra forma e funzione.
E a quel punto diventa impossibile ragionare da soli.
Interdisciplinarità consapevole: il vero salto di qualità del ragionamento clinico nella logopedia
Qui entra la seconda parola: Interdisciplinarità. Ma non un’interdisciplinarità generica. Non la semplice presenza di più professionisti attorno allo stesso paziente. Parlo di interdisciplinarità consapevole.
Significa tre cose molto concrete.
- conoscere profondamente le potenzialità della logopedia miofunzionale.
- conoscere i suoi limiti.
- conoscere il linguaggio degli altri professionisti.
Anatomia. Fisiologia. Fisiopatologia, per noi, rappresentano la parte più noiosa, eppure quella che ci permette di comunicare con gli altri professionisti. Quando inizi a comprendere questi linguaggi, succede qualcosa di molto potente. Le conversazioni con altri professionisti cambiano. Non sono più scambi superficiali. Diventano ragionamenti clinici condivisi. E anche gli invii diventano più precisi.
Sai quando inviare, perché inviare, a chi inviare.
Ed è lì che la terapia migliora davvero.
Le esperienze che hanno migliorato il mio ragionamento clinico nella logopedia miofunzionale
Questa forma mentis, questo modo di approcciarsi alla riabilitazione, non nasce da un corso. Nasce dall’esperienza. Sicuramente nell’ambito della disfagia, in cui ho lavorato per sei anni. In quel contesto ho avuto l’opportunità di affiancare il medico foniatra nella valutazione strumentale. Osservare il suo ragionamento clinico è stato illuminante. Le domande che poneva, il modo in cui interpretava i segni clinici, la logica con cui collegava sintomi e fisiopatologia sono state una vera Scuola.
Ma queste esperienze ho cercato di coltivarle fin dalla laurea. Non mi sono mai negata una esperienza perchè non “prettamente logopedica”. Ricordo molto bene il periodo del mio Erasmus in Spagna. Un periodo estremamente arricchente: eppure non ho affiancato un logopedista! O non solo. Non ho assistito a valutazioni logopediche o trattamenti logopedici. O meglio: non solo! Ho visto sopratutto visite foniatriche, valutazioni strumentali, e perfino interventi chirurgici. All’inizio sembravano mondi lontani dal mio. Poi ho iniziato a vedere le connessioni.
Anche i periodi di tirocinio volontario in cui ho osservato il lavoro dei fisioterapisti mi hanno formata. Il modo in cui analizzano il movimento, la postura, l’integrazione tra sistemi. I fisioterapisti hanno un aspetto che invidio molto: sono pragmatici e concreti. Il loro lavoro è snello e dritto al punto.
Ancora una volta, un altro linguaggio. Un altro modo di guardare il corpo.
E se nessun ambulatorio ti apre le porte?
Esiste un luogo pubblico e sempre accessibile: l’Università.
Perfino frequentare lezioni di altre facoltà universitarie (da non studentessa), quando ne avevo la possibilità, mi ha aiutato a uscire dalla prospettiva ristretta della mia disciplina.
E ogni volta succedeva la stessa cosa: tornavo nella mia stanza di logopedia con uno sguardo diverso.

Il problema: spesso la logopedia rimane chiusa dentro sé stessa
Con il tempo ho iniziato a notare come molti logopedisti cercano di migliorare il proprio ragionamento clinico studiando:
- nuovi esercizi,
- nuovi protocolli,
- nuovi casi clinici.
È importante.
E forse è anche quello che ci viene ripetutamente detto. Ma qui mi espongo con la mia personale opinione e ti dico che: secondo me è fondamentale, ma non è sufficiente.
Perché il ragionamento clinico non cresce solo dentro la disciplina. Cresce anche ai suoi confini.
Quando inizi a intuire come ragiona un ortodontista.
Quando ascolti il punto di vista di un foniatra.
Quando osservi l’analisi di un fisioterapista.
È lì che la tua lettura del paziente cambia.
Ed è anche il motivo per cui non credo che, con il tempo e l’esperienza, sia possibile lavorare con diverse (e molte) specializzazioni logopediche. Ma questo è un altro discorso!
Come allenare una forma mentis interdisciplinare
Allenare questa mentalità richiede una scelta.
La scelta di uscire, almeno in parte, dalla propria zona professionale abituale, di comfort.
Significa cercare contesti in cui professionisti diversi lavorano insieme. Può essere un tirocinio osservazionale. Un corso interdisciplinare. Un confronto clinico tra professioni diverse.
Non si tratta di diventare esperti di tutto. Si tratta di imparare a dialogare con altri saperi. Perché la qualità della riabilitazione spesso dipende proprio da questo.
Una cosa concreta che puoi fare da domani
Se dovessi dare un solo suggerimento pratico sarebbe questo: prova a costruire occasioni di osservazione reciproca con altri professionisti. Un momento in cui tu puoi osservare una loro valutazione. E loro possono osservare la tua. Non serve un contesto formale. Spesso basta una relazione professionale costruita con curiosità e rispetto. È sorprendente quanto si possa imparare semplicemente guardando come ragiona qualcun altro.
La lezione più importante per il ragionamento clinico nella logopedia miofunzionale
Se c’è una cosa che negli anni ho capito è questa. Il ragionamento clinico non cresce solo studiando. Cresce espandendo lo sguardo. Quando inizi a vedere il paziente dentro un sistema di funzioni. Dentro un sistema di professioni. Dentro un sistema di decisioni condivise.
E forse è proprio questa la lezione più importante che ho portato con me anche da quella aula del Master di Padova.
La logopedia miofunzionale non è una disciplina isolata. È una disciplina profondamente integrata. E più impariamo a ragionare in questi termini, più la nostra terapia diventa efficace.
Una domanda per te
Nel tuo percorso professionale, quanto spazio stai dando all’interdisciplinarità? Hai avuto occasioni di confronto con altri professionisti? Hai osservato il loro modo di ragionare clinicamente?
Se questo articolo ti ha fatto riflettere, condividilo con un collega.
E se ti va, raccontami nei commenti la tua esperienza!
Alla prossima lettura







Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!