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Diario Miofunzionale, Senza categoria

La mia morning routine

morning routine

Lavorare come clinica e vivere a pieno come persona, a volte, può sembrare un equilibrio difficile da mantenere. La mia morning routine mi ha insegnato come prendermi cura di me come persona, e quindi come professionista. 

La mia morning routine: imparare a godersi il processo

Ci dicono:

“Studia tanto, lavora duro”

ma dimenticano di dirci come imparare a godersi il processo. Oggi voglio condividere con voi qualcosa di molto personale: la mia routine mattutina. Voglio che sia chiaro: non è una formula magica per eliminare lo stress o la fatica emotiva. Ad oggi sto ancora combattendo con la gestione del carico emotivo, soprattutto nel lavoro con pazienti neurodegenerativi. Questo è l’ambito del mio lavoro altamente sfidante e impegnativo.

Che cosa rappresenta questa morning routine per me?

Questa routine è diventata uno spazio che ho creato per per imparare a fare ma ad un ritmo che riconosco come mio e non adattato alle esigenze altrui o alle scadenze di progetti esterni. Uno spazio dove posso andare estremamente lenta, se ne ho bisogno. Uno spazio dove muovermi per riconoscere pensieri ed emozioni con calma e presenza. In questo spazio e in questo tempo sono Elena, prima ancora di assumere il ruolo di logopedista in libera professione.

Perché le routine sono importanti

Quando senti il peso del lavoro, quando le emozioni si fanno intense e la fatica sembra prendere il sopravvento, trovare uno spazio solo tuo diventa fondamentale. La morning routine mi ha aiutata a ritrovare quel luogo interiore dove posso respirare, ascoltare i miei sensi e fare pace con la giornata che sta iniziando. Mi permette di dilatare ciò che mi costringe, esserne consapevole, farci amicizia e, solo dopo, accettarlo.

Autodisciplina

Mi sveglio tra le 5.15 e le 5.30. Svegliarmi presto non è sempre facile! Negli anni ho imparato ad ascoltare molto il mio corpo. Ci sono giornate dove il corpo ha bisogno di più ore di sonno, e le recupero! Tuttavia, nella normalità, so che è un esercizio di autodisciplina. È un impegno con me stessa, che mi fa stare bene e che mi prepara alla giornata. Un po’ come la terapia per i pazienti: un impegno preso per sé stessi, anche quando è faticoso. Ma non deve essere un abuso mentale o fisico. Mi spiego meglio: se un paziente si presenta in seduta con la febbre, pensiamo sia una mancanza di rispetto. Allo stesso modo, se viene fissato un appuntamento e il paziente non si presente (magari con una scusa poco plausibile): lo riteniamo poco affidabile. Lo stesso deve avvenire con noi stessi, vi ritrovate?

Presenza

La prima cosa che faccio è preparare la moka. Per molti sarà un gesto quotidiano e scontato, ma per me è un momento di pazienza e presenza. Mentre preparo il caffè, penso solo ai gesti che sto compiendo, senza fretta, senza distrazioni. È il mio modo di rimanere nel presente, un elemento fondamentale anche nel lavoro terapeutico.

Mentre la moka è sul fuoco, bevo un bicchiere d’acqua fresca. In quel momento mi concentro sui sensi: sento il freddo dell’acqua, il profumo del caffè, i primi rumori del mattino. Sono sensazioni semplici, ma essenziali.

Spesso chiediamo ai nostri pazienti di “accendere” i sensi, di essere presenti e in ascolto della loro postura e dei loro movimenti – ma noi stessi?

Siamo in grado di essere davvero presenti? Alleniamo questa abilità anche fuori dalla seduta? Quanto spesso in seduta ci capita di distrarci dai pensieri della giornata e non essere totalmente focalizzati sul paziente?

Pazienza

Dopo il bicchiere d’acqua, prendo un libro e vado in terrazza ad aspettare che il caffè sia pronto. È un esercizio di pazienza: ho fatto tutto il necessario perchè la moka funzioni e faccia il caffè. Il mio ruolo ora è attendere, senza fretta, senza fare, senza pressioni: il caffè arriverà. Poi, con calma, mi gusto il caffè assaporando ogni sorso e quel momento è tutto mio. Un momento per celebrare il processo.

La pazienza e la capacità di godere del processo: le richiediamo anche ai nostri pazienti in riabilitazione.

morning routine

Non è perfetta, è la mia

La mia routine non è sempre identica e non ho la pretesa di essere perfetta. Cerco di dare il meglio di me ogni giorno – un “meglio” che cambia di giorno in giorno, come cambia il mio lavoro e come cambia la persona che sono. È una routine strutturata ma flessibile: possono essere le 7.30 o le 5.30, ma il tempo per me prima di iniziare il mio lavoro come professionista sanitaria, lo voglio trovare. 

La dura verità della morning routine

La mia opinione personale è che l’organizzazione e pianificazione sono sinonimo di libertà. La mancanza di piani, porta a dispersione di energie e di tempo, che non permettono di concentrarsi su attività che davvero ci nutrono. Soprattutto se si assumono più ruoli (ad esempio, come partner o moglie, figlia, sorella, madre e amica) è necessario avere ben chiare le priorità e riuscire a riconoscere dei momenti della giornata per “ritrovarsi”. Quindi sì,

la dura verità è che bisogna organizzarsi!

È solo l’inizio

Questa routine non elimina lo stress; ma mi aiuta a contenerlo. Mi aiuta a prendermi cura di me stessa e a ritrovare il mio equilibrio, almeno in parte. In questo percorso, ho capito anche quanto possa essere utile affrontare un percorso psicologico: avere uno spazio dedicato dove poter esplorare le proprie emozioni è un supporto prezioso per chi, come noi, lavora nell’ambito sanitario. Se ti interessa approfondire l’argomento: ti consiglio questo articolo in inglese. Se invece vorresti più contenuti rispetto a come cerco di gestire il mio equilibrio lavoro e vita personale: scrivilo qui sotto nei commenti!

Il benessere non è un traguardo da raggiungere, ma un cammino quotidiano da coltivare, un sorso di caffè alla volta!

14 Giugno 2025
Tags: Diario Miofunzionale, Elena Baddoo, Neuroni e zenzero, organizzazione
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