Sport e terapia miofunzionale
Fare sport fa bene alla salute, si sa. Ma oggi voglio parlarvi di un legame meno noto (e sottovalutato): lo sport e la terapia miofunzionale. Perchè lo sport aiuta anche a miofunzionare meglio!
Perchè chi fa sport è (quasi sempre) un ottimo paziente miofunzionale
Dalla mia esperienza clinica ho notato che chi pratica sport, a qualsiasi livello, mostra spesso qualità preziose per affrontare con successo un percorso di terapia miofunzionale. Ecco perché lo sportivo è, quasi sempre, un paziente ideale:
È abituato alle routine, il cuore dello sport e della terapia miofunzionale
Fare sport richiede regolarità e costanza: allenamenti settimanali, riscaldamento, stretching, tecnica, recupero.
Allo stesso modo, anche il percorso miofunzionale si basa su una routine di esercizi che va ripetuta con continuità — anche quando non se ne vede subito l’effetto. Chi è abituato ad allenarsi, capisce il valore della ripetizione quotidiana, non la vive come noiosa, ma come una strada verso il miglioramento.
È abituato a ripetere anche ciò che sa già fare
Una delle frasi che sento più spesso da chi non fa sport è:
“Ma lo so già fare… perché dovrei farlo ancora?”
Chi fa sport lo sa: anche i gesti più semplici vanno ripetuti, perfezionati, consolidati. Basta pensare alle ripetizioni del gesto tecnico del tennista che serve, del nuotatore che esegue una vasca, del ballerino che ripete un singolo passo mille volte. Chissà quante volte Sinner ha provato e riprovato il suo rovescio!
La terapia miofunzionale non è “saperlo fare una volta”, ma automatizzare i movimenti: portarli da “esercizio” a “funzione naturale”. E questo richiede ripetizione, proprio come nello sport.
È più paziente (con se stesso): sa che i risultati arrivano nel tempo
Nessun atleta si aspetta di migliorare da un giorno all’altro.
Si impara ad accettare i tempi del corpo, a fidarsi del processo, a godersi ogni piccolo progresso.
Questo atteggiamento è fondamentale nella logopedia miofunzionale: non sempre i cambiamenti sono immediati, ma ogni giorno costruisce quello successivo.
Chi fa sport ha già imparato che costanza + tempo = cambiamento.
È più abituato a tollerare la frustrazione
Lo sportivo ha fatto amicizia con la frustrazione:
- quando non migliora il tempo in vasca;
- quando sbaglia il passaggio in partita;
- quando si sente “bloccato”.
Sa che non riuscire fa parte del gioco. E riesce a restare nel percorso anche quando non tutto va come sperato. Nel percorso di terapia miofunzionale capita di dover ricominciare un esercizio, correggere posture, tornare su una funzione che sembrava acquisita. Chi ha fatto sport ha già sviluppato quella tenuta mentale che fa tutta la differenza.
Ascolta il corpo e si fida della guida
Fare sport sviluppa consapevolezza corporea, ascolto dei segnali del corpo, attenzione al respiro, al movimento, alla postura. E sviluppa anche un rapporto di fiducia con l’allenatore o il coach. Nella logopedia miofunzionale, questo è un grande vantaggio:lo sportivo è spesso più ricettivo, più attento ai feedback e più motivato a eseguire bene, anche nei dettagli.
Chi fa sport non solo funziona meglio… ma MIO-funziona meglio!
Personalmente, considero la logopedia miofunzionale una forma di allenamento, con le sue regole, i suoi esercizi, i suoi obiettivi. Inoltre, praticando regolarmente sport, posso affermare che chi ha già imparato ad allenare il corpo, ha dentro di sé tutte le risorse per allenare anche le funzioni orali: respiro, masticazione, deglutizione, articolazione, postura. In fondo, cambiare un’abitudine muscolare è come migliorare un gesto tecnico: richiede pazienza, ripetizione, consapevolezza e… un buon coach.
Quindi, se sei uno sportivo e stai iniziando un percorso miofunzionale, sappi che hai già metà del lavoro nel corpo, e nella testa.
E se non fai sport?
Nessun problema: inizia con il viso! È il tuo primo passo per MIO-funzionare meglio!








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