Semi di crescita nel giardino della gratitudine
Ci sono semi che non si vedono, ma che vanno piantati senza sapere quando inizieranno a fiorire.
Semi di curiosità
Germoglieranno solo quando il terreno sarà pronto. Non hanno il clamore dei fiori appariscenti, né il profumo che cattura l’attenzione. Sono discreti. Silenziosi. Eppure, sono loro che cambieranno davvero il paesaggio.
C’è un giardino che non cresce nei vasi. Vive tra le righe di un quaderno di appunti, nei margini di un libro sottolineato, nelle mani che si muovono tra muscoli, respiri e parole. Un giardino che si coltiva con studio, ascolto e tenacia. Un giardino dove sbocciano domande, e la pianta più forte è quella della curiosità.
Semi di perseveranza
Un giorno, ho incontrato una Donna che sembrava conoscere bene questo giardino e anche come farlo fiorire con abbondanza. Sapeva quando prendersene cura e sapeva quando rimanere ad osservarlo. Parlava di Natura e di Terra, eppure guardava spesso in alto, dove i rami si intrecciano con la luce. Non insegnava: condivideva. Non parlava per impressionare, ma per accendere fuochi duraturi.
Mi mostrò che anche un campo lasciato a riposo non è inutile. Mi raccontò che studiare è come coltivare il terreno: serve fatica, per godersi la fioritura; servono radici profonde, per sopravvivere ai temporali.
Mi parlava di natura, epigenetica, storia, come se tutto fosse parte di un’unica narrazione. E io, che cercavo risposte lineari, capii che il sapere è una foresta, non un sentiero dritto. Lei era lì: a mostrarmi la bellezza dell’interdisciplinarietà, non con grandi discorsi, ma con gesti semplici. Mi insegnò a non avere paura del silenzio, a rispettare il tempo lento della crescita, a non cercare solo ciò che si vede.
Semi di dolcezza
Mi ricordò che si può fiorire anche quando nessuno guarda. Che il valore non si misura con l’applauso, ma con la coerenza. E che la dolcezza può essere la forma più alta di determinazione.
Ora che un’altra stagione si è chiusa, so che quei semi sono diventati alberi. E ogni volta che ritorno alla terra — metaforica o reale — e metto le mani dentro ciò che faccio, mi piace riascoltare le sue parole. È nella scelta di ogni parola, nel sospiro prima di ogni terapia, nel dubbio che mi spinge a studiare di più, a cercare ancora.
E allora, mentre chiudo questo giugno fatto di trenta semine in parole, so che non potevo concluderlo senza riconoscere parte dell’origine di tutto questo verde e di tutti questi fiori che inizia a circondarmi.
Grazie, Licia.
Questo articolo è dedicato alla Dott.ssa Licia Coceani Paskay, stimata logopedista e mentore, la cui passione, umanità e impegno interdisciplinare hanno lasciato un segno indelebile nel mio percorso personale e professionale.







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