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Diario Miofunzionale, Mio-FormAzione, Senza categoria

10 lezioni dalla Logopedia in 10 anni di Logopedia

lezioni logopedia

Dieci anni fa, il 13 ottobre, entravo per la prima volta al Corso di Laurea in Logopedia a Padova. Non sapevo ancora dove mi avrebbe portato quel cammino, ma ricordo perfettamente ciò a cui pensavo: lo volevo davvero fare, tanto! Oggi parlo di logopedia, lezioni e ciò che vorrei ancora imparare.

10 lezioni dalla Logopedia

Sono entrata all’università con un altissimo livello di curiosità, vivacità e voglia di imparare e di fare, tanto. Ero nel posto giusto.
Da allora sono passati dieci anni di studio, lavoro, consapevolezze e cambiamenti — esteriori e interiori.
Dieci anni di pazienti, di libri, di formazione, di errori e di crescita personale e professionale.
E oggi, guardandomi indietro, ho voluto raccogliere dieci lezioni dalla Logopedia. Sono lezioni che la logopedia mi ha insegnato — e che continuano, ogni giorno, a insegnarmi qualcosa di nuovo.

1. La curiosità è la bussola

A Padova ho capito che per me la logopedia non sarebbe mai stata solo una professione “tecnica”. Fin dai primi anni, la motricità orofacciale mi ha affascinata profondamente. Ricordo la mia tesi sulla paralisi del nervo facciale, un tema poco trattato allora, ma che mi ha aperto un mondo: quello della letteratura scientifica, della ricerca internazionale, dell’importanza di guardare oltre i confini accademici, e, soprattutto, della comunicazione con altre figure professionali, come il fisioterapista.
Ho imparato che la curiosità non è una qualità accessoria:

La curiosità è il motore che tiene viva la nostra competenza.

Il percorso di tesi mi ha insegnato che crescere significa farsi domande — e soprattutto avere il coraggio di cercare le risposte anche fuori dai confini abituali.

2. Guardare oltre i confini della logopedia

L’erasmus+ in Spagna, presso il Centro de Foniatria y Logopedia Borragan, è stato un’esperienza che ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la logopedia. Entrare in sala operatoria, osservare da vicino il sistema stomatognatico nei laboratori di anatomia, approfondire la fonazione e la respirazione mi hanno mostrato quanto la nostra professione sia intrecciata con molte altre aree.
Lì ho imparato che gli ambiti della logopedia non sono mondi a sé stanti, ma vasi comunicanti che possono migliorare il benessere e la qualità di vita di pazienti che non sono quasi mai “da manuale”.
Ci sarà sempre il bambino con disturbo di linguaggio disfonico, l’adolescente con DSA respiratore orale o la paziente disfonica con squilibrio muscolare orofacciale. Non possiamo essere competenti in tutto: non sto dicendo questo! Ma tra ambiti affini alcune competenze ci possono arricchire, se le integriamo.
Ad esempio, se conosco bene l’anatomia e la fisiologia — quindi conosco il perché dell’efficacia di una tecnica — posso usare alcune tecniche del trattamento della disfagia anche nel mondo della motricità orofacciale. Ed è quello che ho iniziato a fare!
Ma in realtà, oltre all’anatomia e alla fisiologia, e alle tecniche logopediche… continuava a mancare un pezzo: ma è una lezione che ho appreso molto più recentemente.

3. La vulnerabilità è una forza

La mia prima esperienza professionale è arrivata in un momento difficile: durante il periodo del Covid, in una casa di riposo. E lì, davanti alla disfagia e alla fragilità quotidiana, ho scoperto che la paura è una compagna inevitabile, ma anche una maestra preziosa.
Ho imparato che non dobbiamo avere paura di sentirci vulnerabili: è proprio da lì che nasce la vera empatia e la capacità di cura.

4. La lentezza è cura

Lavorare a domicilio e con persone affette da malattie neurodegenerative mi ha insegnato la pazienza. Ho imparato che non tutto può (o deve) essere “risolto”. Ci sono percorsi in cui il nostro compito non è “aggiustare” o “risolvere” in velocità, ma accompagnare con calma.

Ho imparato la dura lezione del “lasciar andare”, anche in riabilitazione.

Essere logopedisti significa anche accettare la lentezza, rispettare i tempi del corpo e della mente, e riconoscere che la qualità di vita è il vero obiettivo.

logopedia

5. La terapia miofunzionale: il mio Paese delle Meraviglie

Quando ho iniziato a occuparmi di terapia miofunzionale, ho avuto la sensazione di entrare nel mio personale Paese delle Meraviglie.
All’inizio, come molti, guardavo al muscolo, alla forza, all’esercizio. Poi ho scoperto che dietro a ogni movimento c’è molto di più: c’è un sistema che sente, un cervello che impara, un corpo che comunica, e insieme cercano di collaborare.
La terapia miofunzionale mi ha insegnato che non possiamo separare la funzione motoria dalla cognizione, né il movimento dalla percezione. E da allora, non ho mai smesso di voler capire come tutto questo si intreccia.
Credo che sia comprendere questa costante integrazione che ci permetta di fare dei cambiamenti duraturi ed efficienti nei nostri pazienti… ma non è sempre facile infatti:

6. La formazione non finisce mai. Fare è il vero modo di imparare.

Ogni anno mi ha confermato che la competenza nasce dalla curiosità costante. Continuo a studiare, a formarmi, a cercare nuovi punti di vista.
Oggi, dopo 10 anni, mi ritrovo in un momento di grande ricerca e curiosità. Non sempre si trovano le risposte. Ma ho capito che è importante imparare a farsi le giuste domande! E poi: fare! Tanta teoria, tanta formazione, tante idee possono essere fuorvianti. È importante imparare a fare e mettere in pratica: vedendo, facendo, imparando.

7. Confrontarsi e scegliere per crescere

In questi anni ho capito che nessuno cresce da solo. Avere una guida, un mentore, fa la differenza.
Per me lo è stata la Dott.ssa Claudia Ferreira, che mi ha insegnato l’importanza della curiosità, del metodo e del confronto.
È stato fondamentale anche il confronto con colleghi, studenti e professionisti di altri settori.
Soprattutto negli ultimi mesi ho capito il valore del non rimanere ancorati a ciò che già si è fatto, ma coltivare la proattività. Essere proattivi per me significa cercare attivamente chi può arricchirci, chi può farci cambiare prospettiva non solo nel pensare ma anche nell’agire; proattività significa anche trovare la propria strada (come vi dicevo nell’ebook sui percorsi post-laurea). Ascolta tanto e poi coltiva la tua scelta, perché

non c’è una scelta giusta o sbagliata: c’è la tua! Ed è giusto che tu dia valore, tempo ed energie al tuo modo di crescere

per riuscire un giorno a ricambiare il valore. E forse un giorno, a tua volta, offrire qualcosa agli altri.

8. La logopedia è comunicazione creativa

Negli ultimi anni, il mio lavoro online mi ha insegnato un’altra lezione preziosa: la comunicazione è parte integrante della professione.
Scrivere, fotografare, condividere contenuti — tutto ciò che pubblico nasce da me, dalle mie parole e dal mio sguardo.
Raccontare la logopedia con linguaggi diversi mi ha permesso di renderla più umana, più accessibile, più viva. Sono molto grata del mio percorso digitale perché mi ha permesso di incontrare colleghi e professionisti straordinari con cui condividere riflessioni e crescita, ad esempio Giulia Fullin, con cui ho condiviso un progetto che dal territorio friulano ci ha portate in Belgio. Un progetto che spero di poter coltivare e in cui credo molto. Infatti, credo che molto nella prevenzione e nella comunicazione tra ambiti logopedici: linguaggio e funzioni orali.

9. La respirazione: un punto di partenza e un nuovo progetto

Fin dai primi anni di lavoro ho voluto approfondire il tema della respirazione. Inizialmente perché affine al mondo della fonazione, che avevo approfondito in Spagna. Ma poi ho letto e studiato e capito come la respirazione si intrecci con molti ambiti.
Ma solo con l’esperienza ho compreso davvero la messa in pratica della respirazione a livello clinico e di quanto questa sia sottovalutata fuori dalla clinica. Quante volte mi sono sentita dire dai genitori: “Ma io non lo sapevo che… bisognasse fare i lavaggi nasali, che la respirazione incidesse sul sonno, che il raffreddore potesse incidere sulla concentrazione, che respirare dalla bocca potesse incidere sul lavoro dell’apparecchio”.
Per questo ho deciso di scrivere RespirAzione!, un lavoro che raccoglie i miei anni di studio, di pratica e di confronto. Non parlerò di OSAS, perché non mi sento sufficientemente competente ancora su questo argomento e credo sia fondamentale, per inquadrare questi casi clinici, scrivere un testo a più mani. Ma rispetto alla gestione della respirazione nei casi più comuni e più frequenti nei nostri ambulatori: sì.
RespirAzione! è un testo pensato per genitori, che unisce teoria e pratica, spiegazioni e materiali stampabili. Un piccolo grande progetto degli ultimi mesi e che mi ha messo molto alla prova, in un momento di forte cambiamento. Le lezioni della logopedia: la semplicità- che non significa facilità- e la flessibilità.

10. La logopedia è cura, anche di noi

Ogni paziente, ogni famiglia, ogni collega con cui ho lavorato ha lasciato in me un segno. Ho imparato che

la relazione è il vero luogo della cura.

La logopedia non è mai solo una tecnica o un protocollo, ma una relazione dinamica, che evolve, che ci mette alla prova e ci costringe a rimanere umani, flessibili, presenti. Per farlo è importante prendersi cura anche di noi.

Conclusione: la lezione che vorrei imparare dalla logopedia

Non mi sembra vero siano passati 10 anni da quel bellissimo giorno. Ricordo ancora le farfalle allo stomaco mentre attraversavo Prato della Valle per andare a immatricolarmi.
Oggi come allora mi accompagna una grande curiosità, ma con tante consapevolezze in più. Credo che i fili rossi di queste lezioni dalla logopedia siano state la
curiosità, la creatività ma anche la concretezza: fare, provare e sperimentare. Questo ha inevitabilmente portato ad errori, periodi difficili ma anche tanta crescita.

Sinceramente, credo più che mai che la logopedia del futuro sarà interdisciplinare.

Una logopedia miofunzionale che approfondisce il linguaggio comune tra movimento, cognizione e sensorialità.

Credo che comprendere come il cervello apprenda un movimento possa cambiare il nostro modo di riabilitare le funzioni orali.

Insomma: dieci anni pieni, e non vedo l’ora di raccontarvi i prossimi 10! Voi ci sarete?

12 Ottobre 2025
Tags: formazione, formazione continua, Logopedia, percorsi post laurea, Respirazione
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