5 libri per logopedisti da leggere in vacanza
Oggi parliamo di letture, di estate e di vacanza. Parliamo di libri per logopedisti che fanno fare domande anche lontano dallo studio e dalla clinica, ma con una mente più leggera, con un tempo abbastanza dilatato da poter ragionare senza la fretta di dover mettere tutto in pratica.
Un tempo e uno spazio che ci trovano capaci di unire elementi che sembrano lontani. Con una mente più aperta ad accogliere ciò che non è prettamente clinico e che, eppure, può aiutarci a ragionare meglio davanti a un paziente.
Letture estive per logopedisti a prova di bagaglio a mano Ryanair
Insomma, oggi voglio parlarvi di libri per logopedisti che non sono manuali.
Libri un po’ più leggeri. Ho scelto cinque letture leggere soprattutto nel formato: a prova di severa hostess londinese che scruta i bagagli a mano e chiede di inserirli nel modulo per verificare le dimensioni.
Nonostante la loro compattezza, credo che questi consigli di lettura siano capaci di aprire qualche finestra interessante su neuroscienze, sviluppo, percezione, respirazione e sensorialità.
Perché, diciamocelo: anche in vacanza può essere bello leggere qualcosa che ci lascia un pensiero in più.
Ma solo se vi va.
Non credo nella formazione vissuta come una lista infinita di cose da fare. Se quest’estate avete bisogno di staccare completamente la testa, fatelo. Leggete un romanzo. Dormite. Andate al mare. Camminate in montagna.
Poi ritornerete con energie nuove.
Io lo farò a settembre!
Questi, invece, sono i miei consigli per chi ha voglia di portarsi in vacanza anche una piccola dose di curiosità professionale.
1. 7 lezioni e ½ sul cervello – Lisa Feldman Barrett
Partiamo dalle neuroscienze. 7 lezioni e ½ sul cervello di Lisa Feldman Barrett è stata una delle mie letture primaverili.
Il libro propone una panoramica agile su alcuni concetti fondamentali per comprendere come funziona il cervello, mettendo in discussione anche alcune idee molto radicate nella divulgazione neuroscientifica. Livello di inglese? Mediamente facile.
Perché mi è piaciuto?
Perché è una lettura rapida, accessibile e capace di introdurre temi che, per chi lavora in ambito pediatrico e soprattutto a stretto contatto con psicologi e famiglie, possono diventare interessanti punti di partenza: organizzazione del cervello, predizione, esperienza percettiva, sviluppo e rapporto tra cervello e ambiente.
Cosa non mi è piaciuto?
Dopo un anno immersa nelle neuroscienze, devo ammettere che in alcuni momenti l’ho trovato troppo sintetico e superficiale. Alcuni concetti che avrei voluto vedere approfonditi vengono inevitabilmente solo sfiorati. E forse è proprio questo il punto. È un libro che avrei probabilmente apprezzato ancora di più un anno fa, prima di avere alcune delle conoscenze che ho oggi. Ma non lo considero necessariamente un difetto: può essere proprio questa sua agilità a renderlo una buona lettura estiva per chi vuole avvicinarsi alle neuroscienze senza affrontare un manuale o un articolo scientifico sulla brain connectivity da 12 facciate.
E mi ha fatto venire voglia di scrivere un articolo proprio su questo tema: quanto sono davvero aggiornati alcuni dei concetti neuroscientifici che utilizziamo nella nostra pratica quotidiana?
Magari ne parlerò qui, nelle prossime settimane.
2. Nati per apprendere – Viola Macchi Cassia, Ermanno Quadrelli
Questo libro forse qualcuno di voi lo ricorderà: ne avevo parlato anche in un reel su Instagram qualche tempo fa.
Per chi è arrivato qui più recentemente, invece, potrebbe essere una novità.
Nati per apprendere. La mente del bambino nel primo anno di vita è un testo breve che raccoglie e presenta conoscenze sullo sviluppo del bambino nel primo anno di vita, con particolare attenzione al rapporto tra esperienza, ambiente, sviluppo cognitivo, emotivo-relazionale e comunicativo-linguistico.
Per me è interessante soprattutto come ripasso delle conoscenze di base sullo sviluppo. Ma è negli aspetti neurocognitivi e psicologici che, secondo me, può diventare particolarmente interessante per un logopedista.
È una di quelle letture che non necessariamente ti insegna “la tecnica nuova da applicare domani in studio”. Ti aiuta piuttosto a rimettere ordine nelle conoscenze che già possiedi.
E qualche volta è proprio questo che serve.
3. Profumo di niente – Anna D’Errico
Qui entriamo nel mondo dell’olfatto.
Profumo di niente. Perdere l’olfatto e riscoprire i propri sensi, di Anna D’Errico, è un libro dedicato all’olfatto e a cosa significa perderlo o percepirlo in modo alterato.
L’autrice intreccia divulgazione scientifica, esperienze individuali ed esercizi sensoriali, mostrando quanto il sistema percettivo sia complesso e integrato. È un libro che avevo già citato parlando di olfatto e che continuo a trovare interessante.
Perché? Perché ci ricorda una cosa che nella nostra pratica professionale rischiamo di dimenticare:
le funzioni non vivono in compartimenti stagni.
Percezione, esperienza sensoriale, cognizione ed emozioni sono profondamente interconnesse.
E forse è proprio questo che mi interessa maggiormente di questa lettura: non tanto l’olfatto in sé, quanto la possibilità di utilizzarlo come una porta d’ingresso per ragionare sul modo in cui il nostro cervello costruisce e interpreta l’esperienza.
Se vi interessa il tema della percezione sensoriale, questo è sicuramente un libro che metterei in valigia.
4. L’arte di respirare – James Nestor
Mi stuferò mai di citarlo?
Probabilmente no!
L’arte di respirare di James Nestor è stato uno dei primi libri che ho recensito su Instagram e, in qualche modo, è rimasto legato a una fase importante del mio percorso professionale.
È stato uno dei libri che mi ha aiutata a guardare la respirazione in modo meno riduttivo.
Perché la respirazione non è semplicemente: nasale oppure orale.
E non è nemmeno soltanto una questione di naso, bocca o apparato respiratorio.
È una funzione che dialoga continuamente con il resto dell’organismo.
Il libro di Nestor è divulgativo e oggi, dopo anni di studio e formazione, rileggerei alcune delle sue affermazioni con uno sguardo molto più critico.
Ed è proprio questo il bello.
Ho letto che la nuova edizione italiana, pubblicata nel 2026, è stata ampliata con nuovi contenuti.
Quindi sì: continuo a consigliarlo.
Ma con una precisazione che per me è fondamentale quando si parla di divulgazione scientifica: un libro divulgativo può essere un ottimo punto di partenza. Non deve necessariamente essere il punto di arrivo.
E mi sono appena resa conto di una cosa. Qui sul Blog non ho mai pubblicato una vera recensione de L’arte di respirare.
Potrei leggere la versione del 2026. A quasi sei anni dalla mia prima lettura.
E vedere cosa è cambiato nel frattempo.

BONUS “Libri per Logopedisti”: The Out-of-Sync Child – Carol Stock Kranowitz
Questo sarà probabilmente il mio libro di agosto/settembre.
E qui faccio una confessione: questo libro l’ho sempre un po’ snobbato…
Lo avevo iniziato anni fa. Mi sembrava interessante, soprattutto per chi lavora con bambini con quadri neurologici complessi. Tuttavia, mi sembrava distante dalla mia pratica clinica. Poi, dopo la mia recente formazione londinese, casualmente mi è ricapitato tra le mani.
E ho deciso di dargli un’altra possibilità.
The Out-of-Sync Child è dedicato alle differenze nell’elaborazione sensoriale e affronta, tra gli altri, i sistemi tattile, vestibolare e propriocettivo, oltre alle loro possibili ricadute nella vita quotidiana del bambino. Ed è proprio qui che, oggi, lo trovo interessante.
Negli ultimi mesi mi sono avvicinata sempre di più ai temi della percezione, della sensorialità e dell’integrazione delle informazioni provenienti dal corpo e dall’ambiente. E quindi sto rileggendo questo libro con occhi completamente diversi.
Non ve lo consiglio come farei con gli altri. Vi dico piuttosto:
se ce l’avete già sulla libreria, forse è il momento di dargli una seconda possibilità.
È sicuramente il testo più denso tra quelli che vi ho proposto. È in inglese, è più corposo e richiede un po’ più di attenzione.
Quindi, se avete voglia di una lettura più didattica e avete davanti una vacanza di almeno dieci giorni, potrebbe essere il candidato perfetto.
Una piccola precisazione, però, visto che questo è un blog rivolto a professionisti sanitari: il libro appartiene al filone della sensory processing e della sensory integration e non lo presenterei come testo di riferimento scientifico per sostenere automaticamente l’efficacia di specifici interventi sensoriali.
Lo leggerei piuttosto come occasione per ampliare il proprio modo di osservare e formulare domande cliniche.
Ed è esattamente il motivo per cui voglio dargli una seconda chance.
Quindi, quali libri per logopedisti mettere in valigia?
Se dovessi riassumere le mie cinque proposte riguardati i libri per logopedisti da leggere in estate:
🧠 Per le neuroscienze:
7 lezioni e ½ sul cervello
👶 Per lo sviluppo:
Nati per apprendere
👃 Per la percezione e l’olfatto:
Profumo di niente
🌬️ Per cambiare prospettiva sulla respirazione:
L’arte di respirare
🧩 Per esplorare il mondo della sensorialità:
The Out-of-Sync Child
Sono libri molto diversi tra loro, così potete scegliere l’argomento che più vi ispira! Non li ho scelti perché siano tutti libri “da logopedisti”.
Li ho scelti perché possono aiutarci a guardare ciò che facciamo in studio da angolazioni diverse.
Perché continuare a formarci non significa necessariamente accumulare manuali. A volte significa anche uscire dal nostro campo, leggere qualcosa di apparentemente laterale e poi tornare alla nostra pratica con una domanda nuova.
E quella domanda, qualche volta, vale più di cento pagine sottolineate.
A volte è proprio quello che ci permette di trovare alternative davanti a un caso clinico che non è “da manuale”.
E adesso una cosa importante.
Questa lista non è una gara. Personalmente, essendo stata sommersa da articoli scientifici, numeri statistici e script di programmazione, questa primavera per me la lettura è stata molto difficile.
Ho letto molto meno.
Vorrei leggere di più questa estate? Sì. Ma non ne faccio uno stress. A volte preferisco un documentario, un film oppure semplicemente un podcast. E a volte addirittura l’uncinetto e gli Scooby-Doo.
Questo per dire che: non dovete leggere cinque libri. Non dovete studiare durante le vacanze. Non dovete sentirvi in colpa se quest’estate non aprirete nemmeno un testo scientifico.
Formarsi è bello quando nasce dalla curiosità.
Quando diventa un altro compito da spuntare, forse è il momento di chiudere il libro. E andare a fare un bagno!
Buone vacanze, colleghi.
E buona lettura — qualunque cosa scegliate di leggere, o meno!







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