Libri per logopedisti: una lettura di agosto sul cervello
Libri per logopedisti curiosi. Agosto, per me, è un periodo ideale per dedicarmi a qualche lettura. E spesso in questo periodo siete proprio voi colleghi logopedisti a chiedermi cosa leggo, cosa consiglio. Immaginate di fermarvi a chiacchierare su una panchina in un bosco del Trentino: davanti a noi un piccolo ruscello, il vento fresco, in mano un thermos con del caffè freddo e del ghiaccio. In questo contesto di relax, quello che vi consiglierei è una mia lettura primaverile: 7 lezioni e 1/2 sul cervello, di Lisa Feldman Barrett.
Esatto, se ci fermassimo davvero a chiacchierare e mi chiedeste
“ma tu cosa mi consiglieresti di leggere in questi giorni di agosto?”
La risposta sarebbe questa.
Chi è Lisa Feldman Barrett (e perché vale la pena ascoltarla)
Partiamo dalle credenziali. Infatti, oggi sembrano tutti esperti di neuroscienze e, trattandosi di un ambito molto vasto, il rischio è quello di imbattersi in letture con basi scientifiche fragili o fuorvianti. La professoressa Barrett fa parte del dipartimento di psicologia della Northeastern University, con incarichi di ricerca nei dipartimenti di psichiatria e radiologia del Massachusetts General Hospital, affiliato a Harvard Medical School.
Il suo lavoro si concentra soprattutto sulla comprensione di emozione, cognizione e comportamento come parte di un unico sistema mente-corpo, con un approccio multidisciplinare che incorpora metodi e concetti da psicologia, neuroscienze, fisiologia, antropologia, filosofia, linguistica, biologia evolutiva e dello sviluppo. Per questo motivo è tra i neuroscienziati e psicologi più citati nel suo ambito.
Insomma: è una ricercatrice che ha passato quasi tutta la sua carriera a studiare esattamente i temi di cui parla. E se ancora non vi ho convinti del tutto, potete ascoltarla direttamente nel suo TED talk: ve lo lascio qui.
Di cosa parla il libro (e perché è tra i libri per logopedisti da leggere quest’estate)
Prima cosa da sapere: non è un manuale. Non troverete capitoli su neuroanatomia, né tabelle di nuclei e vie nervose. È un libro breve — nella versione inglese, quella che ho letto io, sono circa 160 pagine.
In inglese, è fattibile? Assolutamente sì: è un livello medio-basso, gestibile anche se il vostro inglese scientifico è un po’ arrugginito. Ma non temete: esiste anche la versione tradotta in italiano, se la preferite, la trovate nella mia vetrina amazon: qui.
La struttura aiuta: sette lezioni e mezzo, ciascuna un capitolo autonomo. Con un capitolo al giorno, in una settimana lo avete finito! Perfetto per l’ombrellone, o per il momento caffè post escursione in montagna. Ed è proprio questa leggerezza di formato a farmelo inserire tra i libri per logopedisti che consiglio a chi vuole aggiornarsi senza affrontare un trattato.
I tre concetti che mi hanno fatto riflettere
1. Il cervello come rete, non come fette di una torta
Avete presente quando alle lezioni di neuroanatomia si parlava di aree del cervello ciascuna deputata a una specifica funzione e isolata dalle altre? Ecco, Barrett smonta con frizantezza questa idea — ancora molto diffusa tra i clinici — del “cervello diviso a fette”: l’approccio di segregazione. La proposta alternativa è quella di un cervello come network: un sistema di circa 128 miliardi di neuroni interconnessi che lavorano insieme come una rete, più simile a una rete di trasporti o a internet che a un edificio a piani con stanze non comunicanti.
Non è un dettaglio estetico.
Se il cervello funziona come una rete, allora:
“dove succede una cosa” conta meno di “come le parti comunicano tra loro”.
Ed è un cambio di prospettiva che, chi lavora nella riabilitazione, dovrebbe iniziare a tenere a mente: iniziare a pensare in modo integrato, anche a livello neurale.
2. L’integrazione multisensoriale
Qui Barrett tocca — senza approfondire troppo, lo dico già in anticipo — il tema di come il cervello integri le informazioni che arrivano da canali sensoriali diversi. È corretto parlare sia di integrazione multisensoriale sia di “neuroni multisensoriali”: si tratta, da un lato, del processo attraverso cui informazioni provenienti da più sistemi sensoriali vengono combinate per rendere più rapida e accurata la rilevazione, la localizzazione e la reazione a eventi rilevanti; dall’altro, di neuroni il cui compito specifico è elaborare più stimoli insieme. In pratica: due (o più) canali sensoriali insieme, in certe condizioni, danno un’informazione più affidabile della somma delle singole parti. E un neurone in grado di elaborare più stimoli può risultare più rilevante, in certi contesti, di un neurone specializzato nell’elaborazione di un singolo stimolo.
Sembra complesso, vero? Questo è stato il filo rosso del mio ultimo anno di formazione universitaria — e le neuroscienze sono solo all’inizio di queste ricerche. Forse per questo la Prof.ssa Barrett resta piuttosto superficiale sull’argomento: gli studi stanno avanzando, ma non sempre abbiamo le tecnologie giuste né un’interpretazione adeguata dei dati. Insomma, siamo su un “cutting edge” delle neuroscienze.
3. La sincronicità: il tempo conta quanto lo spazio
Il terzo concetto che mi ha colpita è quello della temporalità. Non conta solo quali aree o sistemi si attivano, ma quando lo fanno, in che ordine e con quale grado di sincronizzazione reciproca. Le oscillazioni neurali — fluttuazioni ritmiche dell’attività di popolazioni di neuroni — e la loro sincronizzazione sono considerate oggi centrali per capire come il sistema nervoso organizzi le informazioni e, di conseguenza, reagisca agli stimoli esterni. In parole più semplici: non importa solo chi fa cosa o chi comunica con chi, ma anche
quali aree iniziano a funzionare insieme, in modo sincrono.
Un concetto semplice da enunciare, ma che, di nuovo, ci allontana molto dalla visione “l’area di Broca fa questo e basta, l’area di Wernicke fa questo e basta”. E forse anche il concetto di homunculus sensoriale, così come lo abbiamo studiato, andrebbe rivisto…
Perché questo libro entra nella mia lista di libri per logopedisti
Non voglio trasformare questo libro in “un libro per logopedisti”, perché non lo è. Ma se lo si legge con le nostre lenti addosso, qualche riflessione professionale viene naturale — ed è proprio questo il motivo per cui lo consiglio a colleghi e colleghe.
Se il sistema nervoso funziona come un network, e se l’integrazione tra canali sensoriali è parte integrante — non un accessorio — dei processi percettivi e motori, allora ha senso che gli approcci multisensoriali (visivo, uditivo, tattile, propriocettivo insieme) trovino sempre più spazio nella riabilitazione logopedica.
Su questo, l’evidenza più solida che conosco riguarda l’uso del. io-feedback e della realtà virtuale nella riabilitazione post-ictus.
Sul fronte della temporalità e della sincronizzazione, invece, resto più cauta: non conosco al momento una letteratura di qualità altrettanto solida da citare in modo specifico, quindi qui il collegamento con la riabilitazione resta una mia riflessione personale, non un’affermazione supportata da evidenze forti.
Attenzione però, e qui faccio io un passo indietro: il libro non dimostra nulla su questo — non è quello il suo scopo, ed è giusto così. Quello che sto facendo io è un collegamento personale tra concetti neuroscientifici divulgati bene e letteratura scientifica sulla riabilitazione, che sono due cose distinte. Il primo mi ha dato il là per andare a (ri)cercare la seconda.

Quello che mi è piaciuto meno
Ed eccola, la parte critica, perché c’è sempre un “ma”. Alcuni temi — proprio l’integrazione multisensoriale e la sincronicità — sono trattati con un tocco leggero che lascia la voglia di saperne di più. Capisco che sia una scelta di formato: è un libro divulgativo, breve, pensato per un pubblico ampio, non per specialisti. Ma se siete già del mestiere, in certi passaggi vi troverete ad annuire e poi, subito dopo, a pensare “ok, e quindi?”. Non è un difetto grave, è più un limite strutturale del genere: la sintesi che rende il libro leggibile in una settimana è la stessa che gli impedisce di scendere davvero in profondità. Resta comunque, tra i libri (anche) per logopedisti che ho letto ultimamente, uno dei più godibili.
Altra considerazione: tutti i collegamenti alla riabilitazione che vi ho proposto in questo articolo sono frutto di mie riflessioni personali —
uno dei valori di questo blog, d’altronde, no?
Quindi non ve lo consiglio se cercate una lista di esercizi o di principi chiave da applicare subito. Ci vuole un passetto in più: una riflessione attiva, una rielaborazione dei concetti neuroscientifici. Io qui ve ne ho proposti alcuni, sperando vi aiutino a masticare meglio i contenuti del libro, se deciderete di acquistarlo.
Insomma, vi ho un po’ pre-digerito alcuni concetti ostici.
Libri per Logopedisti: perché leggerlo proprio in estate?
Perché non tutto quello che leggiamo deve trasformarsi immediatamente in uno strumento clinico da applicare lunedì mattina. A volte va bene leggere qualcosa che ci lascia semplicemente una domanda in testa, o un modo un po’ diverso di guardare a cose che pensavamo di conoscere già bene.
Credo sia proprio questo, alla base del ragionamento clinico:
la curiosità.
Altrimenti saremmo solo esecutori — e un’app di esercizi non sarebbe molto diversa da noi. La vera abilità è saper collegare, saper rielaborare anche argomenti molto distanti tra loro.
E agosto è il mese lento ideale per farlo. Il resto — se e come usarlo nel lavoro di tutti i giorni — può aspettare settembre.
Ad agosto, per una volta, lasciamo che il cervello faccia rete anche senza un obiettivo terapeutico.
Se vi va di recuperarlo, lo trovate (insieme ad altri titoli che consiglio a logopedisti e colleghi) nella mia vetrina amazon.
Buona Lettura!







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