Malocclusione e qualità della vita negli adolescenti: il ruolo del logopedista
Quando si parla di malocclusione, spesso ci si riferisce a problematiche dento-scheletriche con ripercussioni principalmente estetiche. Lo studio che vi propongo oggi va oltre questo preconcetto, analizzando la qualità di vita negli adolescenti con e senza malocclusione.
Non è solo una questione estetica
Infatti, la revisione sistematica di Alrashed e Alqerban del 2021, pubblicata sull’European Journal of Orthodontics, si chiede quale sia l’impatto della malocclusione sulla qualità della vita negli adolescenti, non solo a livello funzionale, ma anche psico-emotivo e relazionale.
Oggi vi parlo di questa revisione e condivido alcune riflessioni cliniche che possono aumentare la consapevolezza del nostro ruolo come logopedisti nella pratica quotidiana. Perché la qualità della vita è anche compito nostro!
Qualità della vita negli adolescenti: cosa dice la ricerca scientifica
Obiettivo dello studio
La revisione parte da questa domanda di ricerca:
Gli adolescenti con malocclusione non trattata (tra gli 11 e i 18 anni) sperimentano una qualità della vita in relazione alla salute orale peggiore rispetto a quelli senza malocclusione?
Il focus è stato quindi sull’impatto non solo clinico e oggettivo, ma anche percepito, valutato tramite questionari validati.
Metodi
Sono stati selezionati solo studi trasversali su soggetti sani con malocclusione non trattata.
Strumenti di valutazione usati:
Per la malocclusione:
- Dental Aesthetic Index (DAI)
- Index of Orthodontic Treatment Needs (IOTN)
Per la qualità della vita in relazione alla salute orale:
- Child Perception Questionnaire (CPQ 11–14)
- Oral Health Impact Profile (OHIP)
- Child Oral Health Impact Profile (COHIP)
Sono stati inclusi 11 studi, per un totale di oltre 6700 adolescenti.
Risultati principali rispetto alla qualità di vita negli adolescenti
Gli adolescenti con malocclusione severa mostrano un impatto negativo sulla qualità della vita. Le aree più colpite sono:
- Benessere emozionale (ad esempio, disagio nel sorridere, bassa autostima)
- Relazioni sociali (isolamento, riduzione dell’interazione sociale)
- In misura minore, anche sintomi funzionali (dolore, difficoltà nella masticazione)
Le differenze culturali e ambientali influenzano la percezione dell’impatto. Nonostante l’eterogeneità tra gli studi, emerge una tendenza costante: la qualità della vita peggiora in presenza di malocclusione.
Ripercussioni cliniche – Cosa cambia per noi logopedisti?
1. Non sottovalutare il vissuto del paziente
Il logopedista ha spesso il primo contatto clinico con adolescenti che presentano disturbi miofunzionali. Questo lo pone in una posizione strategica per rilevare segnali psicologici e sociali connessi alla malocclusione.
Un momento cruciale per farlo è il colloquio anamnestico.
Semplici domande possono aiutare a intercettare la necessità di approfondire eventuali ricadute sulla vita sociale e relazionale, anche attraverso l’uso di un questionario.
Alcune domande utili, traendo ispirazione da OHIP-14:
- Hai avuto problemi nel pronunciare alcune parole a causa della malocclusione?
- Senti imbarazzo a causa della malocclusione?
- Eviti di mangiare alcuni cibi a causa della malocclusione?
2. Integrare strumenti di valutazione soggettiva
Può essere utile introdurre nella pratica quotidiana strumenti come il Child Perception Questionnaire (CPQ 11–14) per raccogliere indicatori psicosociali e funzionali.
Suggerimento pratico: alcune domande tratte dal CPQ possono offrire un quadro iniziale del vissuto del paziente, utile sia per il percorso logopedico che per il confronto con l’ortodontista.
Una mia riflessione basata sull’esperienza clinica: sarebbe interessante approfondire la gestione della saliva durante l’eloquio.
3. Rafforzare la collaborazione interdisciplinare
I risultati dello studio suggeriscono che non è sufficiente osservare gli aspetti organici e funzionali. È fondamentale:
- Ascoltare il paziente
- Valutare il suo disagio soggettivo
- Segnalare precocemente ai colleghi ortodontisti i casi con ricadute psico-sociali significative, o eventuali cambiamenti nel quadro clinico
Pensiamo, ad esempio, a un adolescente che dovrà portare l’apparecchio: nella fase iniziale potrebbero comparire o peggiorare sintomi funzionali, come difficoltà masticatorie o articolatorie o, appunto, nella gestione della saliva. Anche in questi casi il logopedista può svolgere un ruolo di supporto e monitoraggio.

Prospettive future – Dove può arrivare la logopedia?
La revisione sottolinea la necessità di studi longitudinali per comprendere meglio l’effetto della malocclusione sullo sviluppo psicologico e relazionale.
Il logopedista può avere un ruolo attivo, contribuendo alla raccolta di dati su:
- Percezione corporea e orale;
- Benessere psico-sociale in contesti di alterazione morfologica e funzionale;
- Effetti della terapia miofunzionale sulla qualità della vita
Cosa può fare il logopedista per la qualità di vita negli adolescenti?
- Non minimizzare i segni di malocclusione: non si tratta solo di estetica, ma di benessere bio-psico-sociale;
- Integrare l’anamnesi con domande mirate sul vissuto del paziente;
- Valutare l’uso di questionari per sondare il disagio emotivo-relazionale;
- Dialogare con l’ortodontista non solo per gli aspetti organici, ma per costruire un percorso integrato, centrato sul paziente a 360°.
La bocca è il primo strumento di comunicazione. L’aspetto orale influisce sull’autopercezione della persona. Il logopedista ha gli strumenti e le risorse per intercettare questi segnali invisibili.







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