Terapia miofunzionale nei bambini: è davvero troppo presto?
“È troppo piccolo per fare terapia miofunzionale.” Quante volte l’ho sentito da diversi professionisti, e quante volte l’ho pensato anch’io, da logopedista. E quante volte poi mi sono ricreduta!
Perché la vera preparazione al percorso di terapia miofunzionale nei bambini comincia molto prima dei 7 anni
È una frase che non è sbagliata di per sé. Ma è incompleta. E vale la pena fermarsi a capire perché. Spero che questo articolo aiuti te, collega logopedista, ma anche un genitore che si sta chiedendo se è il caso di rivolgersi a un professionista, a fare qualche riflessione e ad agire più consapevolmente.
Disclaimer: in questo articolo ti parlo di terapia miofunzionale nei bambini, ma troverai aspetti che esulano da condizioni prettamente organiche, come il frenulo linguale alterato o le OSAS. Ma se vuoi approfondire, trovi gli articoli del Blog! Effettuare una valutazione logopedica miofunzionale precocemente permette di individuare queste condizioni e intervenire in modo appropriato ai tempi e alle modalità.
Cosa intendiamo davvero per “terapia miofunzionale”
Partiamo da una definizione tradizionale. Quando parliamo di terapia miofunzionale intendiamo la rieducazione strutturata delle funzioni orali: un percorso con una gerarchia precisa, una logica costruita sul singolo paziente, e — questo è il punto centrale — una forte componente di collaborazione attiva da parte del bambino.
Se la intendiamo così, in modo rigoroso, allora sì: è vero, bisogna aspettare che il bambino abbia raggiunto una certa maturità neuro-cognitiva e comportamentale. Ogni esercizio e attività va riadattata, ma probabilmente il costo di proporre una terapia miofunzionale a un bambino di tre anni potrebbe essere maggiore del beneficio.
Ma è qui che vale la pena aprire una parentesi più ampia!
Tappe o scivoli? Uno sguardo diverso sullo sviluppo
Qualche tempo fa ho assistito a una presentazione di Elisa, una psicomotricista dello Studio in cui lavoro, che mi ha fatto ripensare a come guardiamo lo sviluppo dei bambini. La sua osservazione era semplice e insieme molto scomoda per chi, come noi professionisti sanitari, è abituato a lavorare per tappe: non dovremmo pensare alle aree di sviluppo come a una scala di gradini, ma come a degli scivoli — aree che si sviluppano
con tempi e ritmi propri, in modo graduale e continuo.
Non esiste un “giorno 1” in cui un bambino inizia da zero, improvvisamente, a fare qualcosa, e non esiste una soglia oltre la quale, se si ritarda anche solo di qualche giorno, qualcosa “va male”. Lo sappiamo bene per il linguaggio: non c’è un cronometro che scade, ma non c’è nemmeno l’attesa passiva!
Possiamo stimolare le giuste abilità, nei giusti tempi, senza anticipare ma rimanendo attivi nello sviluppo de bambino.
Lo sappiamo molto meno per le funzioni orali, dove tendiamo ancora a ragionare per soglie rigide e per passività: “aspettiamo e vediamo come va”.
Inoltre, ci sono bambini che, per la loro età, hanno tempi attentivi molto brevi, e altri che a tre anni ci sorprendono per la capacità di collaborazione e concentrazione. Usiamo l’età come indicatore, un punto di riferimento utile. Ma non dovrebbe diventare un ostacolo che ci impedisce di guardare al bambino che abbiamo davanti.
La valigetta prima della scuola (e quella prima della terapia miofunzionale)
Un’altra immagine che Elisa ha usato in quella presentazione mi è rimasta impressa: cosa mettiamo nello zainetto di un bambino perché arrivi preparato al primo giorno di scuola? Non lo prepariamo la sera prima. Lo prepariamo, pezzo dopo pezzo, settimane prima! (Io, da amante di cartoleria, lo preparerei mesi prima — ma questo è un altro discorso!)
Ho pensato che la stessa domanda vale per noi:
cosa mettiamo nella valigetta di un bambino perché arrivi preparato a un percorso miofunzionale più strutturato?
Troppo spesso, come logopedisti, ci troviamo a dover costruire da zero — a 6, 7, 8 anni — le basi di funzioni orali che avrebbero potuto essere accompagnate molto prima. Non parlo di anticipare la terapia classica. Parlo di iniziare a preparare la valigetta prima, con strumenti diversi, adatti all’età.
Per farlo mi piace pensare a una piramide, con una base fatta di tre elementi fondamentali per l’avvio della terapia miofunzionale nei bambini:
1. Respirazione: il naso prima di tutto
Lo so, sono prevedibile! Ma…
Imparare a usare correttamente il naso, e a coinvolgere il diaframma nella respirazione, ha un effetto scientificamente documentato su tutto l’organismo — non solo sulla funzione orale, ma su sonno, postura, attenzione.
Ma la respirazione non si “insegna” in una seduta.
Richiede pratica, richiede abitudine, richiede la ripetizione quotidiana di gesti relativamente semplici. Richiede igiene e salute nasale costanti, non occasionali.
Qui c’è un punto che come professionisti dovremmo tenere bene a mente:
Viene da te, terapista, ma quello che succede in seduta è solo l’inizio.
Questa abitudine si consolida a casa, con gesti semplici, sostenibili per la famiglia nella vita reale, non nella seduta ideale da 45 minuti. Per questo è importante offrire un supporto concreto e pratico fin dai primissimi anni di vita, perché tutti i gesti legati alla salute nasale — lavaggi nasali inclusi — diventino familiari, non un’emergenza da gestire solo quando arriva la febbre.
Se sei un genitore: una respirazione a bocca aperta, frequente o persistente, non è “solo un’abitudine che passerà”. Vale la pena parlarne con un professionista, anche se il tuo bambino ha solo 2 o 3 anni.
2. Trasformare le abitudini orali disfunzionali
Ciuccio, biberon prolungati, ma non solo: la tendenza a portare continuamente oggetti alla bocca — pensiamo a matite e pennarelli — mordicchiarsi il labbro, mangiarsi le pellicine. Sono tutte abitudini che, idealmente, non vorremmo trovare nella valigetta di un bambino pronto per la terapia miofunzionale a 7 anni.
Se riusciamo a lavorare per tempo su queste abitudini, trasformandole in comportamenti più funzionali, riduciamo concretamente il rischio di squilibri muscolari futuri — o quantomeno iniziamo già a lavorare su un obiettivo che, altrimenti, si presenterebbe intatto (e più radicato) qualche anno dopo.
Se sei un genitore: e vuoi sapere quali sono le abitudini orali disfunzionali, ti consiglio questo articolo. E se, nonostante i tentativi di rimuoverla, l’abitudine persiste, potrebbe essere il caso di chiedere aiuto a un professionista.
3. Le abitudini oro-alimentari: un aspetto spesso sottovalutato
Questo è un punto a cui tengo particolarmente, perché i casi di ostruzione pediatrica legati all’alimentazione sono in aumento, e nella pratica clinica lo vedo dalle anamnesi che faccio.
Sappiamo che masticare è un allenamento per i muscoli del viso, e che avere una dieta varia in consistenze è un fattore protettivo orale e cerebrale. Ma quello che mi riportano le famiglie dei miei pazienti sono spesso queste frasi — capita che vada di traverso perché:
- mangia velocemente;
- mastica poco;
- manda giù pezzi interi;
- mentre mangia guarda il tablet (o il telefono);
- “mi chiedo se senta i gusti, sembra una aspirapolvere!”;
- è disordinato quando mangia perché vuole correre a giocare, quindi mangia mentre gioca.
Si “mastica”, insomma, ma non si mastica veramente.
Fare valutazioni precoci, e abituare i bambini a rallentare, a masticare gustando davvero il cibo — sapori e odori! — non è un dettaglio secondario: li prepara concretamente alla terapia miofunzionale classica, quando e se servirà.
Se sei un genitore: se i pasti di tuo figlio sono sempre frettolosi, distratti, o se noti che mastica pochissimo prima di deglutire, osserva l’ambiente del pasto: è tranquillo e silenzioso, o pieno di distrazioni? In casa mangiate tutti velocemente e di fretta? I bambini imparano spesso per imitazione: iniziare da noi adulti può essere un primo passo. Se invece capitano frequentemente episodi di tosse durante il pasto e le difficoltà persistono: contatta un professionista specializzato in deglutizione.
Virgilio della terapia miofunzionale nei bambini
E qui arrivo al punto che, da logopedista, trovo più bello di tutti.
Lavorando su questi tre aspetti — respirazione, abitudini orali, abitudini oro-alimentari — non stiamo “anticipando” nulla in modo forzato. Stiamo facendo da guida. Siamo, in un certo senso, i Virgilio della terapia miofunzionale per i nostri piccoli pazienti e le loro famiglie: li accompagniamo, li prepariamo, camminiamo un tratto di strada insieme a loro prima che il percorso strutturato, se necessario, abbia davvero inizio.
Io inizio sempre da qui quando mi arrivano richieste per i più piccoli. Perché ci sono bambini che, lavorando fin da subito su questi obiettivi, ci sorprendono per la collaborazione che dimostrano — e, solo allora, con la famiglia possiamo valutare insieme la possibilità di un lavoro più strutturato.
Altre volte si conferma che il bambino è “ancora troppo piccolo” per una terapia classica: ma in quel caso lo avremo comunque preparato al percorso che verrà.
Questo non è over-treatment. Non è fare di più del necessario. È prevenzione e cura. È costruire, con calma e per tempo, le basi di una piramide per una buona salute orale e nasale — così che le basi per mio-funzionare meglio ci saranno già.
In sintesi
- Terapia miofunzionale classica: richiede collaborazione attiva e maturità neuro-cognitiva — per questo, in senso stretto, ha un’età minima.
- Ma lo sviluppo non è fatto di tappe rigide: è fatto di scivoli, di aree che maturano con tempi propri. L’età è un indicatore, non un ostacolo.
- Si può iniziare a preparare la “valigetta della terapia miofunzionale” nei bambini molto prima, lavorando su tre basi: respirazione, abitudini orali disfunzionali, abitudini oro-alimentari.
- Il ruolo del professionista, in questa fase, è di guida — e il ruolo della famiglia è insostituibile: le abitudini si consolidano a casa, ogni giorno, con gesti semplici.
Una delle abitudini più semplici da cui partire, fin dai primissimi mesi di vita, è tenere il naso pulito e libero. Nelle prossime settimane condividerò qui sul blog una risorsa dedicata proprio a questo — restate sintonizzati!







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